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Topolino nei guai: prima e ultima di Manlio Bonati

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h_2_smo mitizzato questa storia per molti anni, soprattutto perché sepolta tra i miei Topolini in soffitta e, non essendo mai stata ristampata, non l’avevo mai più letta dopo l’infanzia. La ricordavo come una prova straordinaria, ma a una rilettura adulta qualche perplessità necessariamente si presenta. La trama sente inevitabilmente il trascorrere del tempo e, a dire il vero, la sorpresa di vedere nelle tavole disegnatore e sceneggiatore protagonisti e immersi nell’ambientazione della loro stessa creazione, oltre a essere coinvolti in un viaggio tra universi paralleli, è oggi in gran parte disinnescata dalla pioggia inesausta di simili escamotage narrativi, allora confinati nella letteratura di genere e in qualche raro tentativo filmico. In breve, l’intreccio: Topolino, vittima di un sadico scherzo del duo creativo, si trova catapultato in un universo parallelo dove le parti sono invertite e il criminale è lui stesso, mentre l’eterno antagonista Gambadilegno riveste il ruolo di zelante collaboratore della polizia. Finito in gattabuia, Topolino sembra impazzire in questa aliena situazione di cui non rintraccia alcuna giustificazione, finché, colpito da un fulmine, balza precipitosamente in un ulteriore universo parallelo, dove incontra i due autori. Il Nostro non esista un istante e sistema i due a suon di randellate. Fine. Non è dato sapere come Topolino sia poi tornato nell’originale suo universo, cioè dove non ci sono né i fumettisti burloni, né un Gambadilegno dalla parte della giustizia.

Ma se la trama e la struttura oggi mi paiono lacunose e non del tutto convincenti, sono comunque convinto che questa storia meriterebbe almeno la soddisfazione di una ristampa. I motivi? Innanzitutto è la prima (e ultima) prova di Manlio Bonati, autore di storie memorabili sul Giornalino, ma soprattutto esperto e appassionato di storia delle esplorazioni nel continente africano. Ignoro i motivi del mancato bis con l’universo Disney, ma sono certo che un proseguimento sulle pagine di Topolino del lavoro di questo sceneggiatore, avrebbe di certo impreziosito la testata. Peccato.

Tra le strade di Topolinia e Paperopoli è più consueta, ma non troppo, la frequentazione del disegnatore di questo Topolino nei guai: Alberico Motta (spesso affigliato allo Staff di Iff). Dotato di uno stile personalissimo, è il maestro dei paperi dai lunghi drappeggi e dal baricentro abbassato (il cui capolavoro grafico è per me l’ottima Lo strano caso del dottor Paper e di mister Paperyde) e dei topi plastici e flessuosi (un esempio: Topolino e il boom dell’antiquariato). Un artista, tra l’altro, che da anni non dà segnali al radar dei collezionisti di tavole originali, per il disappunto degli amatori più raffinati.

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