Home » De sphaera mundi » Praxis, 1693

Praxis, 1693

estituire il pensiero del Newton più genuino – nella complessità inevitabile di un percorso durato più di sessant’anni e quindi assai articolato e ricco di trasformazioni e incoerenze – in una sintesi che sia fedele ricostruzione nonostante la semplificazione dei contenuti, è impresa ardua che si può tentare, come ho fatto, ma senza l’ambizione di riuscirci appieno. Il vero Newton continua a spaventare: il suo approccio eminentemente scientifico anche nelle discipline esoteriche ha sempre destato più scetticismo che ammirazione. E’, quindi, nello scontentare sia la nutrita platea degli storici della scienza di orientamento positivista (quasi tutti poco ‘storici’ e molto ‘scienziati’), sia l’eterogenea schiera degli esoteristi (sempre troppo poco inclini all’approccio storico e a favore invece di quello simbolico-filosofico), che inevitabilmente s’indirizza il destino di un accurato lavoro storiografico su uno o più aspetti del pensiero newtoniano.

La stessa tesi che presento nel mio intervento dal titolo Praxis, 1693. L’addio di Newton all’alchimia, sposa questa terza via, estranea quindi sia al positivismo sia all’esoterismo estremi, e si presenta dopotutto come assolutamente inedita, seppur, nelle mie convinzioni, totalmente supportata dai fatti storici. Nell’intervento, infatti, propongo che l’interruzione dell’attività di alchimista pratico di Newton, datata 1696, sia stata conseguenza di una scelta d’amore e rispetto per la medesima attività, dettata dalla constatazione di una propria salute ormai seriamente compromessa. Ed è da testi come il Praxis (manoscritto teorico-pratico, summa dei decenni di riflessioni e sperimentazioni, presentati come veri traguardi della conoscenza) e altri risalenti allo stesso periodo, che è facile comprendere come non possano reggere le tesi che vedono in Newton un ricercatore deluso dagli esiti dei suoi studi ermetici e alchemici. Ecco un estratto dal mio testo:

La letteratura in merito è in gran parte concorde nell’individuare una serie di concause che portarono Newton alla crisi di quegli anni. Tra queste concause s’inserirebbe anche la delusione verso l’alchimia sperimentale come disciplina in grado di dare una conoscenza autentica. Ma questa non è, a nostro avviso, una delle concause, ma al contrario una delle conseguenze: Newton, nonostante i risultati certi ottenuti fino ad allora, interrompe gli esperimenti poiché non è più in grado di sostenere i ritmi, l’intensità e le energie che gli esperimenti richiedono; ed è per di più la stessa tradizione alchemica che lo consiglia di smettere, tra le righe dei trattati più illustri; si pensi a Michael Maier (Atalanta fugiens, XLII), studiato con rinnovata intensità da Newton proprio nei primi anni Novanta: il passo indietro di Newton può avere quindi una sua giustificazione nel precetto esplicito e fondante a cui si deve assoggettare l’alchimista sperimentatore, cioè operare sempre in ottima salute, fisica e psichica; senza di essa tutti gli sforzi per raggiungere la Grande Opera saranno perfettamente inutili.

S’interrompono nel 1696, quindi, gli esperimenti di Newton, ma non l’interesse e il profondo rispetto nutriti per l’Arte. La sua elaborazione teorica, infatti, proseguì nel periodo londinese, cioè negli ultimi trent’anni della sua vita (1696-1727) […]

Non solo, saranno le stesse ultime edizioni delle due grandi opere di Newton (Principia, Opticks) a testimoniare come contenuti e lessico ivi riportati appartengano al mondo dell’alchimia. Un mondo che mai deluse Newton.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...